3 domande a.. Nicola Maiolo, Preparatore dei portieri


1) Nicola, cosa ti ha portato a fare l'istruttore di calcio?


Nella mia ormai trentennale esperienza di calciatore, in qualità di portiere, ho avuto la fortuna di incontrare e di confrontarmi con tanti compagni ed allenatori che mi hanno permesso di imparare ed acquisire continuamente conoscenze nuove sotto l’aspetto tecnico, didattico e, specialmente, psicologico.

Il fattore più importante, il motore per poter lavorare con i giovani, è sicuramente la forte passione che tuttora mi tiene legato al mondo del calcio giocato e, chiaramente, può essere anche un modo per dare continuità ad un passato da atleta nello stesso sport.

Ci sono altri requisiti fondamentali che mi hanno portato a fare l’istruttore, che, a mio modesto parere, potranno essere migliorati ulteriormente con l’esperienza: il ritenermi un individuo con una personalità equilibrata, la capacità di relazionarsi con qualsiasi tipo di soggetto, una sufficiente autostima che mi consente, insieme alla grande passione, di gestire e superare la maggior parte delle situazioni di difficoltà e disagio.



2) Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato per questa stagione?


L’istruttore di calcio deve essere consapevole che la sua attività, dentro e fuori dal campo, ha una valenza altamente formativa; è importante saper adattare la seduta di allenamento alle caratteristiche del gruppo, tenendo conto della fascia d’età interessata ed avendo la capacità di rapportarsi con il singolo e con il gruppo.

Deve essere ben chiaro che non basta la sola abilità nel presentare il gesto tecnico ma, deve esserci una conoscenza del metodo più appropriato per riuscire a trasmettere il proprio sapere con efficacia.

Per questo motivo, mi sono posto l’obiettivo di strutturare ogni seduta di allenamento, prepararla in modo mirato per perfezionare la tecnica, migliorare la preparazione atletica ed acquisire le abilità motorie richieste nel ruolo del portiere.

Il mio scopo è creare e gestire il gruppo per poter costruire una mentalità ed uno spirito altamente positivo per tutta la stagione, favorendone così una crescita tecnica e psicologica costante.



3) Cosa ti piace dello stare insieme ai ragazzi?


Anzitutto, mi piace cercare di far appassionare gli allievi ad uno sport al quale ho dedicato la maggior parte della mia vita e fornire un costante supporto motivazionale ed emotivo ai ragazzi, in modo che riescano a gestire, con la giusta mentalità, la fatica, lo stress e la tensione in vista delle competizioni. Inoltre, essendo una persona a cui piace sempre ridere e scherzare, non posso certo disprezzare l’aria divertente e spiritosa che si respira in campo e negli spogliatoi insieme a ragazzi di ogni età. Questo mi permette di rimanere al passo con i tempi perché sono convinto che nella vita si può sempre imparare. Per dare un significato specifico alla risposta di questa domanda mi collego ad una citazione storica emblematica tratta dal cartone animato Peter Pan, che ho, tra l’altro, tatuata sulla pelle, la quale ricorda di "Non smettere mai di sognare perché solo chi sogna può volare.".